Audax Luigi Bellincampi nacque a Roma il 26 maggio 1903.

Dopo gli studi liceali, e il servizio militare come allievo ufficiale, vinse un concorso pubblico come impiegato di concetto e lavorò per qualche mese in un Ministero. Da tempo, però, sentiva la chiamata del Signore e appena gli fu possibile, una volta diventato maggiorenne e vincendo la contrarietà paterna, entrò nella Compagnia di Gesù, l’8 dicembre 1924, nel giorno dell’Immacolata Concezione di Maria, alla quale portò una particolare devozione per tutta la vita.

Fu
ordinato sacerdote il 25 luglio 1935.

Svolse il suo primo servizio ministeriale come assistente ed insegnante nel Collegio dei gesuiti "San Francesco Saverio" a Livorno, dove aveva fatto anche gran parte del suo noviziato.

Ben presto fu chiamato a Roma, nella "residentia maior" di San Roberto Bellarmino. All’attività parrocchiale affiancò quella di insegnante nel Collegio San Gabriele.
In quegli anni, dopo che il regime fascista aveva sciolto le associazioni giovanili cattoliche, fondò in parrocchia un gruppo di "Frecce bianche", primo nucleo clandestino di quello scoutismo che sarebbe stato una delle sue principali identità.
Il 10 giugno 1944, il giorno dell’ingresso degli Alleati a Roma, registrò nella rinascente A.S.C.I (Associazione Scouts Cattolici Italiani) il Roma 39, il "suo" gruppo scout,  con sede appunto a San Roberto Bellarmino, con il fazzolettone cremisi-blu che avrebbe da allora portato al collo per il resto della sua vita. Poche settimane dopo nasceva anche il Roma 28, con sede  al San Gabriele e fazzolettone verde-bianco, un gruppo altrettanto suo. Nell’estate di quello stesso 1944 il Roma 39 fece a   Bolsena il suo primo campo scout.

Nel 1953, sempre a San Roberto Bellarmino, si costituì un ulteriore gruppo scout, dapprima “reparto C” del Roma 39,  poi diventato Roma 33.
Nell’autunno del 1956 fu chiamato a ricoprire l’incarico di Assistente Ecclesiastico nel Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma, dove trasferì anche la sede del Roma 39.

Nel luglio del 1967 guidò il ventiquattresimo ed ultimo suo campo scout estivo del Roma 39 a Kandersterg, in Svizzera.
Il 18 settembre 1967 fu ricoverato nella clinica romana “Villa Claudia” per quello che era stato prospettato come un banale intervento chirurgico per calcoli alla cistifellea.  Fu purtroppo subito chiaro che erano gravissime le complicazione della malattia, per troppo tempo trascurata in una completa incuria di sé per dedicarsi tutto al suo servizio. Dopo cinque giorni di sofferenza affrontata serenamente e con piena consapevolezza cristiana, morì il 23 settembre 1967.

Aveva scritto nel suo testamento spirituale: “Offro ancora la vita per la perseveranza nel bene di quei giovani che la Provvidenza mi ha affidato”.  A poco più di sessantaquattro anni, ebbe modo di compiere il suo desiderio, offrendo la vita per lo stesso scopo in cui l’aveva impegnata e si addormentò nella pace del Signore, chiudendo la sua laboriosa giornata terrena.

 


"...Padre Bellincampi riusciva a farsi non solo come i fanciulli, come raccomanda il Vangelo, ma come quel singolo fanciullo che in quel momento gli si trovava davanti..."  "Quelle giovani vite le sentiva come un prestito che il Signore gli faceva..."

"...giovani di fatto e giovani nell'intenzione - dice il "Progetto" -, dove per giovinezza si deve intendere tutto ciò che si oppone a quel senso di decadenza che nasce da tutte le forme di totalitarismo, e tutto ciò che lotta contro lo scetticismo e contro l'atteggiamento rinunciatario espresso dalla frase, purtroppo così in voga: "chi me lo fa fare?"...

"...Vigilate su voi stessi - scrisse ai suoi ragazzi alla vigilia della Quaresima del '64 - perchè la pigrizia non vi faccia rinunciare a camminare sulla strada che Gesù vi chiede di percorrere, non vi impedisca di essere in pace con voi stessi e più buoni con gli altri"
(dal libro di P.Natalia "Un angelo custode tra le tende")